Ho scalato le montagne più alte, solo per stare con te

 

- Stavo pensando che aver avuto una relazione con te è stato come scalare una montagna. Immagina un uomo che vaga senza meta in pianura, una pianura tranquilla, abbastanza monotona, che si perde a vista d’occhio. Lui passeggia, è sereno, si annoia giusto un po’, perché tutto sembra sempre uguale.

All’improvviso si trova davanti a una montagna molto alta, e siccome è stufo della pianura, decide di cominciare a scalarla. Ma non è allenato, è tanto tempo che passeggia svagato in pianura e quindi fa una grandissima fatica a salire. Inciampa molte volte, si sloga pure una caviglia e almeno cento volte pensa di ritornare indietro. Ma, man mano che sale, vede aprirsi sempre di più il panorama, e decide di proseguire nella salita. E sale, suda, incespica, si graffia con i rami lungo il sentiero, ma sale. Oramai, a forza di camminare, è quasi arrivato in cima. Allora si ferma per un attimo a osservare il panorama, e quello che vede è uno spettacolo che non aveva mai visto prima: da quell’altezza vede fiumi limpidi che tagliano la pianura come lame di cristallo, vede fitti boschi che scoppiano di vita, vede persino il mare in lontananza, uno specchio calmo che riflette le speranze di chi lo guarda. Capisce che è valsa la pena di tutto quel cammino e che deve arrivare in cima. Però, dopo aver ripreso a camminare, trova sulla propria strada un tronco caduto che sbarra il passaggio. Enorme, impossibile da superare. Prova disperatamente ad aggirarlo, a cercare altri sentieri, ma non ce ne sono. Non può più proseguire, in nessun modo. Può solo tornare indietro, deve tornare indietro. Ma è rimasto talmente affascinato da quel panorama e dalla voglia di arrivare in cima, che comincia la discesa dalla montagna con lo sguardo rivolto alla vetta e le spalle alla pianura, camminando all’indietro. Così facendo, nuovamente, inciampa molte volte, si sloga una caviglia, e cento volte pensa di fermarsi e riprovare la scalata, illudendosi che forse una via per aggirare il tronco ci potrebbe essere, anche se sa benissimo che non c’è. Oramai, a forza di scendere, è quasi ritornato in piano. La cima non la vede quasi più. E allora decide di girarsi, di volgere le spalle alla vetta e dirigere lo sguardo a terra. La discesa così è molto più semplice e rapida e in breve tempo si ritrova a passeggiare in piano.

Diletta mi osservava in silenzio, ma gli occhi le tremavano.

- Cosa cerca, ora, quella persona? Non si sa: ricorda quanto bene stava sulla montagna, ma ricorda anche la grande fatica che ha fatto per arrivarci. Ricorda che in pianura si stufava, ma ricorda anche quanto di bello, della pianura, ha visto dalla montagna. E dunque, Diletta, se tu ora vuoi dirmi, come io so che tu vuoi dirmi, che vorresti prenderti ora il “ti amo” che io ti avevo detto allora, e quindi vuoi chiedermi cosa ne penso, ebbene io, Diletta, ti dico che non lo so. Ti dico che non so se ho voglia di scalare di nuovo quella montagna, che mi ha lasciato pieno di ferite, sia all’andata che al ritorno. Ti dico che non so nemmeno se, al momento, ho voglia di scalare alcuna montagna, perché ho scoperto tanti ottimi posti nella pianura in cui sto ora. Quello che posso dirti, Diletta, è che io mi ricorderò per sempre del panorama che ho visto da quella montagna. Quello che posso dirti è che aver visto quel panorama mi ha fatto cambiare la visione che ho del mondo e quindi mi ha cambiato la vita, e questo non lo dimenticherò mai.

 

(da "Le addizioni femminili", next book, coming soon)

 

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Commenti: 4
  • #1

    Ste (venerdì, 29 agosto 2014 18:48)

    Stupendo

  • #2

    Buford Fulgham (venerdì, 03 febbraio 2017 05:59)


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Alberto Fezzi

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