Prendetevi George Clooney

 

Che vita di merda.

E’ incredibile: io peso diciotto chili, vengo dal Giappone - dal Giappone cacchio! mica da Savona - e mi hanno infilato in una vasca lunga ottanta centimetri e larga neanche due metri. In avanti e indietro praticamente non riesco neanche ad andare, almeno fino a quando non avrò imparato a fare trekking sul bordo della vasca, mentre a lato posso fare sì e no due passi. Praticamente sto sempre fermo immobile, è come se fossi morto.

Ma allora potevate prendervi un granchio morto e imbalsamarlo invece di pescare me, il Granchio Gigante del Giappone, che nonostante un nome così mi tocca stare impalato tutto il giorno in questa assurda vasca dell’Acquario di Genova.

E la cosa che più mi fa incazzare è che esattamente di fronte a me c’è la vasca delle foche: io chiuso in una specie di water, e quelle stronze che invece nuotano in una vasca grande come l’Oceano Pacifico. Si tuffano, si flettono, sguazzano, sfrecciano, quelle maledette. Tutto questo solo perché loro piacciono ai bambini. E ci credo: quelle bestie informi coi baffi fanno solo ridere. Certamente io non sono molto attraente, ma cazzo, io sono un granchio, cosa volevate? Se volevate qualcosa di attraente, prendevate George Clooney e lo ficcavate in questa cazzo di vasca.

Dio solo sa quanti bambini passano ogni giorno per l’Acquario di Genova. Con le loro manine sudate si attaccano alla vasca, che già è piccola, e in questo modo diventa anche tutta opaca. Quindi oltre a non potermi muovere non vedo neanche niente. Immobile e cieco. Che vita di merda.

Poi ci sono gli squali, altri bei paraculo: anche loro hanno una vasca enorme, perché devono aggirarsi spaventosi e misteriosi nell’acqua. Ma fatemi il piacere! Non hanno neanche i denti, quei deficienti. Nuotano rincretiniti, e non sanno neanche dove si trovano: addomesticati e imbolsiti dalla cattività, se per caso dovessero trovarsi davanti ad un uomo, il massimo che riuscirebbero a fare sarebbe scambiarsi i biglietti da visita.

Come me, invece, fanno una vita di merda anche le razze e i pinguini. Le razze si trovano in una vasca aperta e possono essere toccate da tutti. Ovviamente i più molesti sono sempre quei maledetti bambini: i genitori, più stupidi di loro, li prendono in braccio e li calano dentro l’acqua praticamente fino alla vita perché quei mocciosi possano toccare il dorso delle razze. Ovviamente i bambini non si limitano a toccare, ma lasciano l’impronta della propria mano come le star del cinema nei viali di Hollywood. Quindi le razze sono tutte tumefatte, poveracce. Che li pungessero con la loro coda in uno scatto d’orgoglio! Vieni vieni bambino, accarezzami pure, e poi pem!, una bella virata e una puntura sul culo. Vedrai che gli passa la voglia a quei dementi.

I pinguini invece sono rinchiusi in una vasca squallida, illuminata con luci al neon che la fanno sembrare una sede del catasto. Quei poveretti sono alienati: stanno fermi immobili, ritti, con gli occhi neri fissi verso il niente, e ogni tanto si cagano addosso. Pensano a tempi andati, a cose belle, a ricordi felici. Si allontanano con la mente, ma il neon li riporta sempre alla realtà.

Anch’io a volte sogno di andarmene di qua, non dico di tornare nell’Oceano Pacifico, ma almeno di fare due passi in città, giusto per sgranchirmi le chele.

Ascoltando i turisti, ormai mi sono fatto un chiaro itinerario in mente. Uscirei dall’Acquario, passerei sotto la sopraelevata, mi infilerei in un carruggio, e andrei su verso il centro. A metà strada mi fermerei a mangiare una focaccia, e poi andrei in Via Garibaldi a fare un bello struscio. Palazzo Bianco, Palazzo Rosso, proprio come un turista. Poi pian piano ritornerei verso il porto. Il tempo di un piatto di trofie al pesto all’Osteria di Vico Palla e poi, una volta arrivato vicino al mare, all’ora del tramonto, guarderei per un attimo la Lanterna, e cercherei un angolino tranquillo. Lì mi butterei in acqua, e chi s’è visto s’è visto.

Andrei semplicemente dove mi porta il mare: qualunque posto fosse, foss’anche Savona, sarebbe meglio che qui.

 

(da "Guida del mondo per gente strana")

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Alberto Fezzi

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