La taverna di Molon

C’è un momento in cui si smette di crescere?

Io credo di sì, a me per esempio è successo nella taverna di Molon: avevamo quindici anni, ci trovavamo tutti i pomeriggi, e intendo proprio tutti, a giocare a basket con il suo Amiga, e il tempo si è fermato lì. Sì, poi sono cresciuto, ma sulla carta di identità e sulle rughe della faccia, più fuori che dentro. Se mi guardo allo specchio, e ci guardo attraverso, vedo ancora quel ragazzino, e forse tutto quello che è successo dopo è stata solamente una lunghissima serie di eventi, ma io sono ancora quello lì, e da quello specchio posso salutare il me di adesso, a volte con un sorriso, a volte con una lacrima, a volte con urlo. Perché il fatto che il tempo si sia fermato allora è stato un bene e un male: ho mantenuto uno sguardo sincero sul mondo, ma lungo il cammino ho sempre dovuto cercare disperatamente qualcuno che fosse come me perché altrimenti l’automatismo di chi dice che a trentasette anni bisogna fare per forza certe cose e non altre, mi avrebbe reso un disadattato. Cosa che comunque, in buona parte, sono.

Potrei riprendere il filo esattamente da allora, tornare in quella taverna e sedermi a giocare a quel computer come se nulla fosse, o potrei tirare il filo e vedere precisamente che è là che è rimasto annodato. Perché poi il vero coraggio, secondo me, non è saper uscire da quella taverna, ma saperci tornare.

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Alberto Fezzi

 

Venerdì 20 maggio ore 20.00

Libreria Il Minotauro, Verona

Presentazione del nuovo libro "La cura per dimenticarsi"

Giovedì 16 giugno ore 18.30

Caffè Mazzanti, Verona

Presentazione del nuovo libro "La cura per dimenticarsi" all'interno della rassegna "In libro veritas"