Litigare non serve a niente

Siediti. Rilassati. Accantona la concitazione. Cerca di essere un avvocato gentile, che preferisce conciliare piuttosto che litigare. Certo, puoi arrabbiarti anche tu, come tutti, non sei il Buddha, ma insomma ci siamo capiti. D’altronde, se ci pensi, i cimiteri sono pieni di soldati che hanno combattuto battaglie di principio, ma i soldati che hanno trattato l’armistizio ora bevono caipirinha sulle spiagge di Rio. Puoi cambiare il mondo, un accordo alla volta.

Cerca di far redimere quei clienti che dicono: “Lei si sente in grado? Qua ci vuole uno duro!”. Non serve essere duri, serve essere bravi, ed è molto meglio così. In un mondo in cui tutti si sentono avvocati perché lo hanno capito guardando qualche film, studiare e riflettere è tutto. L’avvocato è, prima di tutto, una persona, con una sua coscienza, una sua responsabilità, una sua intelligenza e un suo buon senso. Nel silenzio del tuo studio, alla luce della lampada che illumina la tua scrivania, i fogli e i fascicoli sparsi su di essa, tra il frusciare delle tue riflessioni e dei tuoi pensieri, nell’affrontare ogni questione, cerca di ricorrere a quella coscienza, quella responsabilità, quell’intelligenza e quel buon senso. “Ci vediamo in Tribunale” lo urlano solo i clienti più ingenui, e la soddisfazione più grande è riuscire a sottrarre loro la lite di cui si sono innamorati, invece che immedesimarsi in essa.

Cerca di essere un avvocato senza monocolo, casual, libero, che evita il mero tuziorismo, che non vive per lavorare e non punta a diventare soltanto la salma più ricca del cimitero, che sa ridere, e che sa trovare la leggerezza anche nelle situazioni pesanti. Perché è con leggerezza che si fanno le migliori rivoluzioni.

 

 

Alberto Fezzi