Da: Alessia Bernardini <[email protected]>
Inviato: mercoledì 12 dicembre 2025 23:21
A: Alberto Fezzi <[email protected]>
Oggetto: R: Bozze libro
Ciao Albi,
eccomi qua.
Cominciamo da questo: devo confessarti che, lì per lì, la tua richiesta di leggere queste bozze mi ha lasciato un po’ perplessa. O forse solo spiazzata. Dopo tutti questi anni (decenni!) che non ci sentivamo, non sapevo neanche bene come comportarmi. Ma poi, in fin dei conti, ho seguito il tuo suggerimento: ho eliminato il ragionamento e mi sono fatta trascinare dalle emozioni, quelle che abbiamo provato io e te e quelle che, in generale, mi hanno sempre trascinato nella vita, come leggerai tra poco. Tu ti ricordi ancora tutto il nostro casino? Per chissà quale coincidenza (o forse non lo era, come dici tu nel libro…), qualche settimana prima che mi contattassi mi sono capitate in mano alcune delle lettere che mi avevi scritto allora: eravamo veramente sparati fuori da un cannone! Ma che vita è stata, però. Che momenti: le notti sulle Torricelle, il Tavernello dai cartoni (adesso la patente ce la distruggerebbero), i nomi delle costellazioni affibbiati a caso (mi ricordo ancora l’Orsa Minchiona!). Quella era tutta la vita, era tutta la nostra vita. Siamo stati bene, è stata tanta roba, lascia che te lo scriva Albi, visto che ne ho l’occasione.
Ma ora non perdiamo più tempo: mi hai chiesto di leggere senza ragionarci troppo su e poi di dirti, secondo me, se a questo libro mancasse qualcosa.
E allora eccomi qua.
Io penso che al tuo reportage manchi un capitolo: non ho trovato la storia che fin dall’inizio, pagina dopo pagina, ero indotta a cercare, perché è la storia che dà origine a tutto, quella che ti ha spinto a viaggiare e scrivere, quella che fa da filo conduttore, ovvero la storia di qualcuno che, su quel pick-up, ha deciso di salirci. Manca il ponte di Madison County! È come una carbonara senza l’uovo!
Non so se condividerai la mia impressione e la considererai sensata o se magari questo ingrediente non l’hai inserito intenzionalmente: forse inserire quella storia lo hai valutato mediocre, scontato e banale?
Io non so rispondere ovviamente, se vorrai me lo spiegherai tu. Invece, anche se non so se ti potrà servire, voglio lasciarti un mio contributo. Sono stata indecisa se condividerlo o meno, lo trovo strano e al tempo stesso meraviglioso, ma ho scelto di farlo perché, in ogni caso, questa condivisione sarà un arricchimento (se non lo sarà per tutti e due, sicuramente lo sarà per me). Intendiamoci: non ho nessuna aspirazione né presunzione di rientrare nel tuo libro, non è affatto questo l’intento. È un pensiero nato spontaneamente e inconsciamente in un momento di relax (precisamente mentre entravo in sauna): ho deciso di lasciarti la mia storia, se mai tu decretassi che la mia opinione possa avere un senso per la tua inchiesta, se ti mancasse quell’uovo e non ne avessi uno migliore. E dunque eccotelo qui, Albi: puoi cucinarlo e romanzarlo come più ti piace, ma non frantumarlo, please! Diversamente, be’, è un pezzo di Alessia: leggilo, goditelo e tienilo per te.
Cosa avrei fatto io al posto di Meryl? La risposta sorprendente, che ha sbalordito me per prima quando mi ci sono ritrovata di fronte nella realtà, è che Alessia-Meryl, a 33 anni, su quel pick-up ci è saltata dentro con anima e corpo, mollando un uomo sull’altare a pochi giorni dal matrimonio, con tutte le conseguenze disastrose che puoi immaginare. E il mio non era mica un film!
Quell’Ale-Meryl era fermamente e totalmente convinta del suo altro “per sempre”, una scelta straripante di felicità. Per poi ritrovarsi, dopo qualche tempo (quasi 8 anni a onor del vero), scaraventata giù in corsa da quel pick-up a 200km/h. Scaraventata giù in malo modo proprio da Clint, dal suo Clint. Errore di valutazione? Forse. Errore di auto-svalutazione? Probabile. È stato il cuore a guidare? Senza alcun dubbio, tutto intero, vivo e pulsante.
Qualsiasi sia la scelta, salire o non salire sul pick-up, posso affermare con certezza che non esista nessuna garanzia che l’una sia meglio dell’altra, che l’una porti ad una felicità incondizionata e duratura e l’altra ad una vita sospesa, incompleta ed apatica, priva di gioie ed emozioni forti. In fin dei conti, io ci trovo del romanticismo anche nella tristezza e nel dolore. Forse il segreto sta solo nel cogliere il momento, affrontare la scelta, non scappare, non voltarsi dall’altra parte, vivere intensamente, emozionarsi, sentire e ascoltarsi, seguire le sensazioni e l’istinto, vivere con la luce negli occhi, il cuore che batte forte e la follia nell’anima.
“Che sia una vita o solo un giorno, che sia per sempre o un secondo”, per citare quel tale di Bologna diventato famoso quando io e te ci siamo conosciuti. Ciò che conta davvero è poterlo vivere, quel momento di felicità (e, perché no, anche di tormento). E se poi finisce? Certo, il per sempre è solo per i più fortunati tra noi, agli altri non resta che continuare il proprio viaggio. Ma dovranno farlo da romantici, sul romanticismo non ho alcun dubbio!
Grazie per avermi donato un prezioso pezzetto di te, grazie per tutta la vita che ci hai messo dentro e grazie per tutta quella che io e te ci siamo scambiati.
Ti voglio bene,
Ale