Come ho conosciuto Camilla

 

Camilla l’ho conosciuta dopo l’università, quando avevo iniziato a fare la pratica per diventare avvocato.

Ero andato a sentire un concerto di Frank in un pub della nostra città: di solito i concerti di Frank non finivano mai con me che trovavo la donna della mia vita, al massimo trovavo la donna (brutta) della mia sera, anche se più spesso trovavo la sbornia (pesante) dell’anno.

Tuttavia quella sera successe qualcosa di diverso: Frank suonò un repertorio più melenso e romantico di un film anni ’70 con Nino D’Angelo, e dunque io, che al posto del cuore ho un esile cracker, quella sera ero assai vulnerabile. Devo dire che quello strano nanetto del mio amico sarà pure fuori di testa come un cardellino morso da una tarantola, però con la musica ci sa fare, e quando ci si mette riesce veramente a farti venire la pelle d’oca.

In questo nirvana musicale si trovava fra il pubblico a qualche metro da me una ragazza che avevo già visto un paio di volte ai concerti di Frank. Quella sera, in quell’atmosfera da Love Boat, la guardai meglio e mi colpì veramente forte, un Eurostar in pieno viso: era alta, magra, bionda, con i capelli ondulati fino alle spalle, la pelle liscia e leggermente abbronzata, due grandi occhi marroni che si stagliavano imponenti sul viso, e un sorriso distratto.

Frank inizia con Yesterday dei Beatles. Bevo una birra. Guardo la ragazza.

Seconda canzone: Wonderwall degli Oasis. Finisco la birra. Guardo la ragazza. Mi guarda anche lei.

 

Running to stand still degli U2. Prendo un’altra birra, mi avvicino alla ragazza. Parliamo. Lei si chiama Camilla, è amica di un’amica di Frank, ogni tanto viene a sentirlo. Lo so, le dico io. Ti ho già vista, e stasera ti ho vista bene. Sei stupenda. Sei romantica per caso? Sei romantica fino all’esagerazione? Io sì: il cielo ha tuonato, ha fatto un po’ di spazio tra le nuvole, e ti ha fatto cadere in questo pub. Vorrei cominciare a baciarti adesso e smettere all’alba. E domani sera fare la stessa cosa. E così per sempre.

Beh, non le ho detto proprio così. Ma forse dai miei occhi si intuiva una cosa del genere, perché lei a un certo punto ha sorriso, ma non per prendermi in giro, ha fatto un sorriso dolce, uno di quei sorrisi di donna che fermano il cuore per due battiti e trasformano in crema pasticcera il sangue che abbiamo nelle vene.

Don’t go away degli Oasis. Le do la mano. Non andare mai più via, Camilla. Dimmi tutto quello che devi dire e se sto facendo qualcosa di sbagliato dimmelo, ma non andare via, dammi solo un po’ di tempo per fare le cose bene.

Camilla adesso è la mia ragazza. Siamo usciti per mano quella sera, abbiamo cominciato a vederci, e non abbiamo più smesso. Io ho questo carattere che nasconde dietro le battute e talvolta dietro il cinismo una certa fragilità; lei, al contrario, è all’apparenza fragile e timida, ma sotto invece è forte e decisa.

Io ho bisogno di una ragazza così perché dentro sono delicato, fatto di farina e pasta all’uovo, i sentimenti e le passioni li vivo il doppio degli altri e quindi ci vuole qualcuno che mi sostenga e mi dia la serenità giusta, sia per non essere esageratamente triste sia per non essere esageratamente felice.

Insomma, Camilla mi ha aiutato a non diventare pazzo.

 (da "Fino alle lacrime")

 

 

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Alberto Fezzi

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