La doppia spunta ha dieci anni di ritardo


Si è fatto un gran parlare della doppia spunta blu di WhatsApp, argomento in effetti di esiziale importanza: ma

checcefrega a noi dell’articolo 18, delle proteste ai campi rom, di Napolitano che si dimette e del nuovo processo civile, se possiamo perdere ore e ore a discutere della doppia spunta blu di WhatsApp?

Ebbene, ora io non vorrei risultare saputello, ma ancora dieci anni fa, in “Sognando un Negroni”, avevo già affrontato il delicatissimo tema della non-risposta ai messaggi, tema vecchio come il mondo e certamente irrisolvibile, ben più della crisi che ci attanaglia: mentre per la crisi è prevista una ripresa nel 2096, per le persone che non rispondono ai messaggi non è prevista soluzione, non certo con una patetica doppia spunta blu, direi forse solo con una sanzionatoria esplosione del cellulare stesso.

 

Era il 2004, e non è cambiato nulla:

 

A proposito delle ragazze che non rispondono ai messaggi devo aprire una doverosa parentesi. Io credo che

le ragazze che non rispondono agli sms siano una delle cose più fastidiose al mondo, quasi quanto la diarrea o la coda alle poste. Certo, a volte i ragazzi, me compreso, quando ci si mettono, con i messaggi possono diventare più molesti del colera, ma in generale, almeno per quel che mi riguarda, posso dire che non faccio un uso smodato degli sms poiché non amo i rapporti troppo virtuali e preferisco parlare direttamente, al telefono o faccia a faccia piuttosto che con un sms. Però ormai il messaggio è entrato di prepotenza fra i mezzi di comunicazione e quindi non si può saltare la fase in cui si comunica solo tramite sms, non si può più fare la buona, vecchia, classica telefonata imbarazzata a una ragazza senza aver prima tastato il terreno con qualche sms. Ormai lo sfortunello ragazzo che chiama direttamente una ragazza senza averle prima scritto dei messaggi appare agli occhi di lei più o meno come un compagno di merende del mostro di Firenze. E allora vai con gli sms.

Ebbene, alcune ragazze, e solo Iddio sa perché, non rispondono, sia che si tratti di messaggi che la buttano un po’ lì, del tipo “Vieni a bere un aperitivo stasera?”, ma anche di richieste del tutto innocue come “A che ora è la festa sabato sera?”.

Io credo che nei libretti delle istruzioni dei cellulari che vengono venduti a questo genere di ragazze bisognerebbe scrivere alla prima pagina, ancora prima di spiegare come si fa ad accendere il telefono, la frase a lettere cubitali: “RISPONDI AI MESSAGGI!”. Intendo dire che se uno scrive “Vuoi venire a bere un aperitivo?”, la ragazza non deve rispondere per forza di sì, però deve rispondere, può anche scrivere una scusa banalissima che si capisce benissimo che non vuole andare, del tipo “No, scusa, proprio non posso perché è morta un mese fa la mia cocorita e non mi sono ancora ripresa”, o essere anche più diretta e scrivere “Non verrei a bere un aperitivo con te neanche se fossimo da soli su un’isola deserta e tu aprissi un chiosco di aperitivi”, però deve rispondere, eventualmente rispondere male, ma rispondere, come si fa con tutte le domande di questo mondo.

E’ come se un ragazzo e una ragazza fossero al telefono o faccia a faccia e il ragazzo chiedesse: “Vieni a bere un aperitivo?” e la ragazza non rispondesse niente, stesse zitta. Immaginatevi la scena, sarebbe assurdo, irreale, qualcosa la ragazza dovrà pur rispondere, si inventerà una scusa, ma risponderà. Beh, coi messaggi, che ormai sono un mezzo di comunicazione fatto e finito, è la stessa cosa. E la cosa assume proporzioni ancor più imbarazzanti quando il messaggio non ha alcun contenuto che può apparire invadente, tipo chiedere l’ora di una festa. In questo caso, dall’assurdità si passa alla totale follia.

La prossima volta che incontro una di queste ragazze che non rispondono ai messaggi, alla prima domanda che mi fa, la guardo dritta negli occhi senza dire una parola.

 

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Alberto Fezzi

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