L'abbandono femminile

In quest’epoca in cui si avverte con forza la necessità di buttare a mare le ipocrisie in favore della cruda verità, in quest’epoca di Brexit e di Trump, ebbene anch’io mi sento allora in dovere di squarciare il velo dell’omertà circa un argomento di assoluta rilevanza, che tutti tendiamo a nascondere sotto il tappeto: l’abbandono femminile è molto peggio di quello maschile.

Nel lasciare, gli uomini sono molto più incerti, sono lunghi, sono goffi orsacchiotti che non si decidono mai, perché vorrebbero tutto (fidanzata, amante, amici, tempo libero, bella vita) per sempre. Le donne no: le donne sono rasoi, sono mannaie sporche di sangue.

Quando la donna dice che è finita, è finita: cambia i lineamenti del viso e ingoia il cuore (se mai ne ha avuto uno). Tu vorresti dire qualcosa, ma non puoi più farlo. Tempo scaduto, la scure è scesa. Se lei ha deciso di lasciarti, puoi anche suonarle una serenata nudo, con il suo nome marchiato a fuoco sul petto e il pube avvolto in un fascio di spine, ma lei non tornerà più sui suoi passi. Il perdono o il ripensamento non sono contemplati (e pensare che “Le Addizioni Femminili” parla proprio di questo, ma infatti è solo un romanzo).

Se un minuto prima eri in grande intimità con lei, un minuto dopo sei solo un insopportabile stracciacoglioni che in tutti questi lunghissimi sessanta secondi non si è ancora rassegnato all’idea di essere stato lasciato. Questa almeno è una delle possibilità. L’altra possibilità, forse ancora peggiore, è che lei, in quello stesso minuto, ti trasformi da persona attraente a cui dedicare se stessa, a grosso cane a cui fare molte carezze sulla testa. A cui offrire la propria compassione, un Hannibal Lecter sinceramente dispiaciuto dopo aver digerito la propria vittima.

Terribile il destino degli uomini trasformati in cani: li trovi soli ad abbaiare alla luna, intenti a immaginare qualcosa che non c’è. Bau.

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Alberto Fezzi

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Caffè Nobile, Verona, ore 19.30: anteprima del nuovo romanzo "No!", già finalista, da inedito, al Torneo Letterario Io Scrittore 2017.